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La ragione · 3 agosto 2010
La luna risplende di una luce talmente intensa da accecarmi, ma io continuo la mia strada imperterrito. Questa sera sono di nuovo a caccia, finalmente, dopo ben due settimane di astinenza, stavo diventando matto (ma può anche darsi che io, matto, lo sia già, chissà).
Mi nascondo dietro una macchina. Eccola li, la mia prossima vittima, sta uscendo in questo momento di casa. Si perché, come ogni sera, esce fuori per strada a fumare una sigaretta e intanto si fa un giretto. Ama andare per quelle stradine piccole e strette dove non passa nessuno. Sarà che non vuole essere visto da nessun conoscente a fumare, visto che, da quanto ho capito, è un secreto.
Segreti. E chi non ne ha? Sono una di quelle poche cose che mi accomuna a loro. Si, insomma, sai di chi parlo. Loro, la massa, tutto il resto delle persone, il gruppo. Tutto quello di cui non faccio parte io, ecco, la società. E’ bello sapere di avere qualcosa in comune, ogni tanto. Mi fa sentire un po’ più… umano, si. Non che ne abbia particolarmente bisogno eh, non credere che io sia così emotivo, mi offenderei.
Sono dietro di lui. Un singolo, rapido, movimento e la mia siringa contenente un cocktail speciale lo stende, trapassandoli la prima vena disponibile sul collo. Lo trascino fino al mio furgone, lo carico nel portabagagli e parto. Amo questa sensazione. La sensazione di quando la fai franca, di quando sai di averli fregati tutti. Ma sarà meglio non cantare vittoria troppo presto. Non credo nella sorte, nella (s)fortuna, nel destino, però sono entità che comunque non voglio sfidare, nell’improbabile caso che esistano veramente.
Quello di cui sono certo è che quest’uomo di certo pesa. No, ma dico proprio fisicamente, pesa un sacco, ha preso tanta massa grassa nella sua (breve) vita. Ha una quarantina d’anni, se mi ricordo bene, una moglie e due figli che picchia giorno e notte. Il motivo non chiedermelo, perché non lo so.
Era venuto da me perché aveva il sospetto che la moglie avesse iniziato a parlare con un qualche tipo di legale, e quindi voleva proteggersi nel caso in cui lo porti (finalmente, aggiungo) in tribunale. E’ incredibile che si preoccupasse più del fatto che venga scoperto che fumi e non del fatto che la moglie un giorno l’avrebbe denunciato.
Meglio tardi che mai, forse. Si, forse perché ho la netta sensazione di dover togliere questo piacere a quella donna, visto che ora è un mio affare. Ah, se ti è passato per la testa un qualche pensiero che ti abbia fatto credere che io, in fondo, sia buono e voglia in realtà aiutare questa famiglia, ti sbagli. No, te lo dico per non deludere le tue aspettative. E’ solo un caso che lui sia un poco di buono. E’ solo un caso se, eliminandolo, fa ben due favori: aiuta me a praticare il mio hobby e non pesa più sulla testa della sua stessa famiglia. Tutti, alla fine, ne guadagniamo qualcosa.
Si, tutti, perché, alla fine, grazie a me lui non fumerà mai più (aveva voglia di smettere). Ora sarà meglio che inizi.
E’ sistemato su un tavolo rotondo, in un grosso container vuoto, perfetto per quello che voglio fare. E’ attaccato con kili di pellicola trasparente, di sicuro non si sposterà.
Apro la borsa con i miei strumenti e prendo il mio coltello di recente acquisto. Ben 12 cm di lama affilata pronta a tagliare la carne.
L’uomo si sveglia e mi guarda, calmo. E’ la prima volta che vedo qualcuno così calmo in una situazione così da panico. Prima che possa proferire una qualunque parola, il mio coltello è già sopra di lui, in attesa. La lama quasi immobile potrebbe far invidia al miglior chirurgo.
Ed eccolo. Un singolo movimento ed è tutto finito. Il sangue affiora in quantità immense. Lascio lì il coltello e mi appresto ad appoggiare la guancia su una delle pareti del container. Mi sembra quasi di sentire il calore dei raggi di quella luna, la fuori.
Che meravigliosa serata.
#uccidereLa scintilla · 29 luglio 2010
Sto qui, a letto. Non riesco a prendere sonno, fa un caldo insopportabile e il condizionatore è semplicemente rotto, probabilmente è anche in attesa di qualcuno che lo ripari e quel qualcuno non sono di certo io. L’unica volta che mi sono messo a riparare qualcosa ho incendiato la casa.
Mia madre a quei tempi se la prese più per il gatto carbonizzato che per la casa in sé. Ho sempre trovato quella donna un po…strana. Ma forse non dovrei dirlo io, visto che sono quello a cui piace fare a pezzi le persone, letteralmente.
Ore 2:00. Bisogna fare qualcosa. Scendo dal letto, scendo le scale e apro la porta del garage. Prendo la borsa con i miei attrezzi e li guardo. Splendidi, lucidi, puliti. Sembra che non siano mai stati usati. Che sciocchezza. E poi, non hai ancora visto il mio congelatore.
Può contenere fino a 3 persone alla volta. No, tranquillo, non esagero mai così tanto, mi accontento di una sola creatura, quando tutto va bene. Il congelatore fa parte del rito.
Dopo la prima pugnalata al cuore (molto teatrale, lo so), le congelo, per poi tagliarle per bene dopo. Lo farei anche sul momento, però il sangue schizzerebbe ovunque e mi rovinerebbe tutto il divertimento.
Poi, insomma, i sacchetti di plastica si potrebbero bucare e lasciare di conseguenza prove della mia colpevolezza (anche se, come ti ripeto sempre, io faccio un favore a tutte le persone che vengono da me. Però molte volte tocca a me andare da loro, sono così bisognose.).
Ricordo ancora la mia prima vittima. Si chiamava Sara, una donna di mezza età che viveva a due isolati da me. Ho commesso molti errori, col lei. Ma stavo ancora sperimentando e, concedimelo, ogni volta che si fa una cosa nuova ci si deve “prendere la mano” , con il tempo.
Solo con questo fattore si diventa dei maestri in quello che si fa. Me lo ha insegnato… non ricordo chi, si vede che non era nessuno di così importante oppure è morto, chissà.
Eccola, la sento, la stanchezza. Finalmente è arrivata. E un leggero vento fresco mi scompiglia i capelli. Forse ora posso dormire.
Ho già detto che odio il caldo?
#storieIl caso · 26 luglio 2010
Strillava, piangeva, si dimenava. La mia nuova vittima, fresca, appena presa, era lì, di fronte a me, in attesa del giudizio finale. Il mio hobby è un po’ fuori dalla norma, me ne rendo conto, e anche fonte di grandi controversie (se mai qualcuno lo mettesse a discutere), ma devo in qualche modo esternare i miei sentimenti, dare un contributo a questo mondo.
L’uomo che avevo sul tavolo quella sera non aveva niente di speciale. Né moglie, né figli, né parenti di ogni genere. Il candidato perfetto. Non è stato difficile prenderlo. Quello che più mi ha messo in difficoltà è stato trovarlo. Non si è mai troppo prudenti in questo genere di cose.
Stava tornando a casa dal lavoro. Ha tentato più volte il suicidio, a quanto leggo dalla sua cartella, qui (noi avvocati sappiamo fare il nostro mestiere), ma non ci è mai riuscito davvero. Solo tagli di entità minore e qualche lavanda gastrica. Perché non dovrei aiutare questo povero uomo a raggiungere la pace interiore? E poi dicono che non faccio mai del bene per gli altri[1] .
E ora eccolo lì. Piange. Prega. Non che pregare lo aiuti. Al limite dovrebbe pregare me, non una chissà quale entità superiore inesistente. Ma cosa ci posso fare io? Le persone sono davvero strane e credo che non riuscirò mai a comprenderle davvero come vorrei. Eppure mi servirebbe anche solo per migliorare le mie doti da attore.
Mi volto verso di lui, attaccato al tavolo, immobile, con gli occhi sbarrati. Il coltello nella mano destra. La mano sinistra che l’accompagna. Un movimento, in alto, per poi tornare indietro ed iniziare in grande stile.
Il coltello gli trapasso il cuore. Il sangue inizio a colare, lento, facendosi strada tra i tanti strati di plastica che lo avvolgevano. Riprendo il mio atrezzo dalla sua carne e ne guardo la punta gocciolante. Vedo il mio volto macchiato di liquido rosso.
Job Done.
P.S: Se hai perso la prima parte, leggila qui.
- no, ok, non lo dicono ma lo direbbero [↩]
Libertà d’informazione · 25 luglio 2010
Solidarietà alla stampa contro ogni genere di bavaglio.
Per chiarimenti: Leggimi.
#nobavaglioI miei occhi · 21 luglio 2010
Attenzione: questa è una storia di fantasia, nessuno degli omicidi (che racconterò in seguito) o fatti sono reali.
Mi sveglio sempre all’alba. Mi tranquillizza, mi da il tempo di pensare, di ragionare. Alcune persone lo considererebbero strano, svegliarsi così presto non è da tutti, sopratutto quando loro credono che tu sia a lavorare per tutto il giorno. Mi rendo anche conto di non essere come tutte le altre persone, ma, per fortuna, questo lo so solo io.
Adoro il profumo delle mele, sopratutto di prima mattina. Benché non siano appena raccolte, ma comprate da un comune fruttivendolo (come farebbe qualunque persona nella norma), l’aria mattutina le danno un ché di fresco. Amo le cose fresche, amo l’ordine.
L’estate. Odio l’estate. Odio il caldo in generale. Principalmente perché con il caldo le cose, i corpi, si decompongono più facilmente e iniziano a puzzare di marcio, quindi devo sempre agire con una certa fretta quando pratico il mio hobby. Io però preferisco fare con calma. Probabilmente è per questo che in estate uccido poco. Si, decisamente è per questo. Beh, dai, non puoi biasimarmi per questo. Lo capiresti se fossi in me. In me. Peccato io sia unico.
Ti è mai capitato di svegliarti da un sogno e pensare “era così reale“? E’ capitato pure a me. A dire la verità, capita sempre. Solo che il sogno, per me, coincide con la realtà. O meglio, quando sogno, quella è la mia realtà. Questa invece è solo.. fantasia, teatro. E io sono un attore, un bravo attore. Non diresti mai che sono un mostro, no. I mostri esistono solo nei sogni. Già.
Cosa faccio per vivere? L’avvocato. E me la cavo anche abbastanza bene, eh. Ma io vivo per ben altro. Vivo per il brivido. Vivo per il profumo della pellicola di plastica appena stesa, per il suono della lama che entra nella carne, per il sangue che bagna il pavimento.
Ah. E, ovviamente, per poter dare da mangiare al mio piccolo, caro, peloso, amico, Looper.
#storieQualche opinione sulla solitudine · 17 luglio 2010
Questo articolo è una critica/riflessione su quello che ho letto oggi sul blog IoVoglio e, per la precisione, in questo articolo. Mi interessa parlarne perché mi tocca personalmente quest’argomento, visto che ci sono passato e ci passo ancora pure io attraverso la solitudine. Iniziamo con l’analizzare pezzo per pezzo l’articolo.
La solitudine è una delle più grandi paure degli essere umani.
Assolutamente vero, l’uomo è un animale sociale a cui servono relazioni con altri esseri simili.
Alcuni metodi per non sentirsi soli sono: tenersi impegnati con la “cultura” e quindi leggere, andare al cinema, al teatro, ai concerti, alle mostre etc; conoscere persone nel “mondo virtuale” e quindi sul web, passando da chat, forum, social network, blog e altro; frequentare posti affollati, cercando di fare nuove conoscenze; comprarsi un cane, un gatto o un altro animale, che compensano la mancanza fisica di una persona.
Ho provato personalmente tutte queste cose. Tenersi impegnati con la lettura potrebbe anche funzionare, per alcuni, e per qualche ora, ma ovviamente non basta.
Andare al cinema, al teatro e tutti gli altri posti è fuori discussione. Generalmente chi va in luoghi del genere ci va già in compagnia di qualcuno e non va lì per fare conoscenza ma solo per godersi il film, l’esibizione, il concerto. Andarci da soli e vedere tutte queste persone felici con il proprio compagno/amico/fantasma non è proprio il massimo della soddisfazione.
Nel cosiddetto mondo virtuale, l’Web, si, è possibile (e infatti ho conosciuto la mia attuale ragazza proprio grazie a internet), ma non è nemmeno questa la soluzione. Nel 99% dei casi, le persone che incontri sul Web sono molto distanti dalla zona in cui abiti, quindi dovresti iniziare a guardare per mezzi di trasporto e compagnia bella. Secondo, ultimamente non ti puoi fidare nemmeno del vicino di casa, pretendere di trovare il migliore amico sul Web è un azzardo. La gente su Internet può raccontare quello che vuole, nascondersi dietro uno schermo, non potrai mai conoscere bene una persona non incontrandola mai fisicamente.
Frequentare posti affollati? Tipo discoteca & Co.? No grazie, la gente seria, come la intendo io, non la trovi da quelle parti. E i posti affollati, in generale, li odio. Io voglio respirare.
Cane, gatto? Ci ho provato pure io, qualche anno fa. Com’è andata? Beh, non proprio bene, considerando il fatto che posso confermare il detto Non ti vuole nemmeno un cane. Sta attaccato o a mia madre o a mio padre, a me non caga neanche. Per non parlare, poi, che se si vive da soli e si lavora, il cane chi te lo tiene? La vicina?
Isolarsi dalla società non fa che aggravare la situazione, ma in questi casi occorre reagire e cercare un senso almeno per se stessi. Sono proprio in questi momenti in cui bisognerebbe tirare fuori la propria autostima e esplorare nuovi stimoli.
Facile a dirsi difficile a farsi. La maggior parte delle persone in questa situazione si deprimono, ascoltando canzoni malinconiche e ripensando a tutte le cose che, nella loro vita, non vanno (vita?). Lo so per certo perché io stesso faccio così. E’ vero, volersi isolare aggrava di più la situazione, ma non è che con uno schiocco di dita ti ritorna l’autostima, devi avere una personalità, un carattere forte.
La cosa più importante che dovete ricordare, è di non aggrapparvi alla prima persona che vi dimostra interesse.
Assolutamente vero. Non immaginate neanche quante volte l’abbia preso in quel posto solo perché questo o quello davano un apparente sensazione di interesse nei miei confronti. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Come dice l’articolo stesso, valutate per bene la persona che vi si presenta di fronte, valutate la sua sincerità, appurate che non lo faccia solo per guadagnarci qualcosa.
Crollare mentalmente porta a essere deboli anche di fisico, è se non reagite, sprofonderete senza più riprendervi. Mettetevi in moto, sia fisicamente che mentalmente e cercate di rendere attiva la vostra giornata, vedrete che con il tempo la solitudine non sarà più un peso, ma una compagna di vita.
Questa situazione non mi è mai successa. Ho sempre goduto di ottima salute (a parte i primi anni di vita), nonostante la mia salute mentale sia caduta fino a toccare il fondo. Il secreto è proprio quello di tenersi impegnati, occupare la giornata. Proprio per questo sono arrivato ad odiare l’estate e tutte le vacanze in generale (e anche per il caldo). Mi lascia troppo tempo libero, mi lascia tempo per pensare. E, siccome sono piuttosto masochista di mio, solitamente non penso a Ma come sono stato bravo oggi, ma più a cose del tipo: Ma esattamente cosa ho concluso nella vita?.
E se si dice, quando meno te l’aspetti arrivano le cose che hai sempre desiderato, il più delle volte è vero!
Ma non spariamo stronzate. Le cose desiderate vengono fuori sudando, con il tempo e la bravura. Nessun intervento divino ti regalerà mai un’auto o ti troverà un amico.
Ora, personalmente il problema della solitudine l’ho attenuato mediante l’uso di maschere, nascondendo a me stesso la verità, come del resto dico anche nel mio racconto.
Negli ultimi mesi però la mia situazione personale è migliorata parecchio, come dicevo anche in un qualche altro articolo. L’importante è non darsi mai per vinti, ricordarsi che le persone sono stronze e di essere a propria volta un po’ bastardi.
Spero di non avervi annoiato.
P.S Leggete anche i commenti sotto l’articolo indicato, sono molto interessanti
L’Italia discrimina? Ma ovvio che si! · 10 luglio 2010
Buonasera a tutti i grandissimi che mi seguono. Basta leccarci il culo,beh, come dicevo, eccomi qui a discutere con voi un argomento di cui sicuramente avrete già parlato o sentito. Ma veniamo al dunque. Essendo io un ragazzo non-italiano-doc™ ovvero straniero, la questione mi tocca non poco. E, in tutti gli anni che ho passato nel bel paese (si fa per dire), ho notato di come l’Italia abbia una mentalità ristretta e chiusa nei confronti di gente straniera. Se vieni dalla Cina ti rompono i coglioni per gli occhi, se vieni dall’Albania allora sei venuto in barca remando, se sei rumeno vuole dire che rubi. Ma dico, siamo nel 2010, quand’è che ci decidiamo a cambiare? E’ stato dimostrato duecento mila volta di quanto un qualsiasi “straniero” possa essere ben “migliore” di un qualsiasi italiano. Secondo la mentalità più diffusa, poi, l’italiano è l’innocente di turno. Non ruba, non si droga, non fa casini, non stupra, non uccide. Peccato che il 90 % (se non di più) dei crimini vengano commessi proprio dagli stessi italiani. Ovviamente possiamo dare la colpa alla televisione, allo stato, al Papa, ma comunque la colpa è sempre anche dei più piccoli. Come ho potuto constatare tutto questo? Semplicemente per esperienza personale (non immaginate quanti episodi di discriminazione abbia visto e/o subito a scuola, principalmente per invidia, perché io ero migliore di loro
). Vi lascio con un immagine che mi è passata oggi su friendfeed:
Ma cosa posso pretendere da una Società/Stato che impedisce ai propri cittadini la libertà d’opinione? (chi ha detto bavaglio?).
Nota: Visto che mi accusano di discriminare a mia volta, voglio aggiungere che, come in ogni cosa, non si fa “di tutta l’erba un fascio”, ovviamente non tutti gli italiani sono così, pensavo come cosa fosse ovvia e chiara, ma a quanto pare non lo è.
#bavaglio #discriminazione




